Casa dolce caos

2–3 minuti

La mia casa è sempre stata il riflesso della mia anima.

C’è stato un tempo in cui era splendente. Sempre in ordine, pulita, essenziale, carina. Anche se non era completamente arredata, la sentivo viva.

E, guarda caso, mi sentivo esattamente così. Due motivi mi avevano portata a quella pace interiore (relativa, eh, perché l’ansia di non farcela con i soldi c’era già e probabilmente mi accompagnerà per il resto dei miei giorni 🥹):

  1. Ero appena andata a vivere da sola. Dopo sei mesi di peripezie tra rinnovi di documenti, impiegati di banca che mi ricordavano che, senza cittadinanza italiana e senza carta di soggiorno, tutto era “un po’ più complesso”, e agenti immobiliari che mi snobbavano perché non ero un’acquirente competitiva, finalmente trovo la casa che mi fa battere il cuore.
    Ricordo ancora la felicità di quel momento: il trasloco finito, le prime notti nella mia casetta e quella luce che ogni giorno riempiva la casa. Era come avere il sole dentro.
  2. Sei mesi dopo il trasloco conosco S. Quella nuovissima relazione, che mi sembrava tutto ciò che volessi da un rapporto a due, mi aveva dato un booster di vitalità che ero praticamente arrivata agli stessi livelli delle pulitone.

Poi quella relazione è finita, e la mia casa è diventata un manicomio. Come me, del resto. Non vedevo più un motivo per tenerla in ordine, e così l’ho abbandonata a se stessa. Tanto, chi doveva venire a trovarmi? Per chi doveva essere pulita e splendente? Per me? Per carità. Non ne valeva la pena.

Ricordo esattamente l’ultimo giorno in cui ho sentito casa mia felice: ero appena tornata a casa dopo un giro di compere. Avevo comprato diverse cosine, tra cui due grosse tazze, una gialla per me e una nera per S., un gesto che significava confessare a me stessa che quella era una relazione vera, reale (AHAHAHAHAH). Pochissimi giorni dopo ci lasciamo. Era il 2023.

Da allora, la mia casa ha visto di tutto:

  • folla di amici rumorosi,
  • porte chiuse a doppia mandata,
  • appuntamenti fissi con l’amante di turno,
  • acquisti compulsivi,
  • richiami dall’amministratore di condominio perché l’erba del giardino era ormai una giungla,
  • ordine maniacale (durato pochissimo),
  • e poi di nuovo il caos.

Oggi la mia casa è così, in disordine come vedete nelle foto. Il che significa che non posso permettermi visite improvvisate, ma anche che sono di nuovo nella voragine del caos.

E io lo guardo quel caos eh. Lo fisso, mi infastidisce, mi ingombra. Mi dico che non lo voglio, così lo sistemo un po’, lo rendo sopportabile e poi tutto ricomincia.

Chissà se il mio caos sia un invito a conoscermi meglio. Forse mettere a posto casa è un modo per mettere a posto me stessa, ma intanto sto imparando a convivere con un po’ di disordine, dentro e fuori. In fondo, se la mia casa rispecchia la mia anima, la mia vita, significa che è sempre viva, anche quando è un po’ sottosopra.

2 risposte a “Casa dolce caos”

  1. Ho letto da qualche parte che mantenere in ordine l’ambiente in cui viviamo ci fa stare meglio, o qualcosa del genere. Forse molti intraprendono la strada del minimalismo proprio per questo motivo. Comunque ognuno è libero di vivere nel modo che ritiene più opportuno sulla base del momento che sta attraversando. Da quello che hai scritto non dovresti essere una persona disordinata, perché i veri disordinati non si rendono conto di esserlo, un po’ come i pazzi o gli ignoranti.

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    1. ahahaha verissimo alessandro! inoltre aggiungo che ho la percezione che se vivo un ambiente ordinato riesco a rendere meglio, in generale, non solo al lavoro. Proprio per questo sento di dover prendermi cura della mia casetta

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